I biocarburanti consentiranno di ridurre le eredità negative del disastro di Chernobyl. La Bielorussia, infatti, ha deciso di produrli al posto delle colture agricole nelle aree devastate dall'incidente nucleare del 1986: circa 50.000 chilometri quadrati, più o meno un quarto del territorio nazionale. E questo dovrebbe consentire ai terreni di decontaminarsi.
Chernobyl è in Ucraina settentrionale, ma il fall out radioattivo colpì ancora più duramente, all'epoca, la vicina Bielorussia, con conseguenze che si fanno sentire ancora oggi. Le piante coltivate, infatti, assorbono tuttora il cesio 173 e lo stronzio 90, pericolosi isotopi radioattivi che possono così, in un secondo tempo, finire negli organismi umani. E la cosa potrebbe proseguire per numerosi secoli. Invece, secondo diversi studi scientifici, il continuo e massiccio utilizzo di colture da biomassa (mais, colza e barbabietola da zucchero), utilizzate come materia prima per la produzione di biocarburanti, consentirebbe di eliminare i radionuclidi dai suoli delle zone contaminate in un periodo che va da 20 a 40 anni.
Da qui la decisione del Governo di Minsk, annunciata qualche giorno fa a Bruxelles da Andrey Savinykh, vice rappresentante della missione bielorussa alle Nazioni Unite a Ginevra. Il progetto sarà operativo nel 2010 e consentirà, tra l'altro, di produrre 550 milioni di litri di biocarburanti all'anno. Sarà fondamentale, nell'ambito di questa gigantesca operazione, evitare di lasciare scarti vegetali sul terreno, altrimenti gli isotopi killer potrebbero tornare nel suolo. Inoltre, durante il processo industriale di produzione dei carburanti vegetali, occorrerà utilizzare tecnologie in grado di filtrare la radioattività. In novembre, a Minsk, si terrà un seminario durante il quale questo ambizioso progetto verrà presentato alla comunità internazionale.
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