Comuni vampiri?
da quattro ruote
"Non siamo dei vampiri". Questo, in estrema sintesi, il commento del presidente dell'Anci (Associazione nazionale comuni italiani), Leonardo Domenici, in risposta a uno dei passaggi salienti del neo-presidente dell'Automobile club d'Italia al recente Forum internazionale delle Polizie locali. Intervenendo al convegno tenutosi recentemente a Riva del Garda, infatti, Enrico Gelpi aveva auspicato una "informazione trasparenza" volta a rendere pubblici i proventi delle multe.
"In alcuni casi - aveva detto il presidente Aci - i Comuni sembrano più interessati a fare cassa che a prevenire i comportamenti scorretti alla guida e a migliorare la sicurezza sulle strade". Un'opinione diffusa, per l'uomo della strada. Ma che a sostenerlo sia stato l'uomo di punta dell'ente che rappresenta gli automobilisti a livello nazionale, ha chiaramente aperto un caso. E ancora di più per ciò che ha aggiunto in merito alla destinazione di questi proventi, che com'è noto dovrebbero essere reinvestiti per il 50% in operazioni di miglioramento della viabilità e della sicurezza. Ancora Gelpi: "L'Aci ha chiesto a Governo e Parlamento di rendere obbligatoria la pubblicazione annuale dei proventi delle multe e la loro destinazione, introducendo sanzioni o la possibilità di ridurre i trasferimenti finanziari a danno dei Comuni inadempienti".
La situazione, infatti, è abbastanza tipica per le nostre latitudini. Infatti i Comuni sarebbero già obbligati tanto a rendere trasparenti questi dati quanto a dichiarare con ogni dettaglio come la quota di legge viene impiegata per i miglioramenti ai fini della sicurezza stradale. Ma poiché non esistono sanzioni per gli inadempienti, la situazione si trascina con bilanci spannometrici e con Comuni che faticano anche a dichiarare quali siano i loro reali proventi dalle multe. Al punto che, per evitare un facile conteggio di queste quote, c'è chi evita di segnalare alla Polizia perfino gli autori delle contravvenzioni accertate, misura che come noto porterebbe a togliere punti dalle patenti.
Multe per fare cassa, quindi. Rilevatori non soltanto non adeguatamente segnalati a scopo preventivo, ma accuratamente nascosti e piazzati per fare multe a raffica, magari in presenza di una riduzione di limite a 50 km/h o anche meno.