Gli automobilisti possono tirare un sospiro di sollievo. Dopo mesi di continue impennate del costo del petrolio e, di pari passo, dei prezzi di benzina e gasolio, si registra finalmente un'inversione di tendenza. L'oro nero, infatti, è passato dal record di 147,04 dollari al barile dell'11 luglio scorso ai 123,61 dollari della quotazione di oggi 28 luglio. Gli effetti di questo ribasso iniziano timidamente a farsi notare: in molti distributori della rete stradale e autostradale la verde viene già venduta sotto la soglia di 1,5 euro al litro ed è tornato a esserci un discreto "distacco" con il gasolio.
Tutti segnali che lasciano ben sperare sullo "sgonfiamento" della bolla speculativa che ha portato a temere che il petrolio potesse raggiungere i 200 dollari al barile entro la fine dell'anno. Rimane ora da capire se si tratta di un fenomeno temporaneo oppure se, come auspichiamo, questo trend si consoliderà nei prossimi mesi. Che cosa dobbiamo attenderci, quindi, in vista dell'esodo dei prossimi giorni e del celebre ponte di Ferragosto?
Abbiamo girato questo interrogativo a Sissi Bellomo, giornalista della redazione materie prime de "Il Sole 24 Ore": "Una correzione al ribasso del prezzo del petrolio era attesa da tempo, per diverse motivazioni tecniche. Innanzitutto per il recupero del valore del dollaro, la valuta di riferimento del greggio. In secondo luogo, per l'acceso dibattito internazionale sulle cause della speculazione e sulla necessità di placarne gli effetti. Ma il mercato sta anche prendendo atto della minor propensione verso il consumo di carburante in Europa e negli Stati Uniti, mentre le compagnie petrolifere stanno riflettendo sui reali vantaggi di un continuo gioco al rialzo dei prezzi".
"In questo particolare settore - continua la Bellomo - è molto difficile azzardare delle previsioni che abbiano un minimo di scientificità. Tendenzialmente, comunque, fino a metà agosto il prezzo del greggio dovrebbe rimanere ai livelli attuali e, anzi, potrebbe addirittura scendere ulteriormente. Naturalmente salvo imprevisti. Ricordiamo, infatti, che in America questa è la stagione in cui si scatenano gli uragani più devastanti, i cui effetti avrebbero sicuramente ricadute negative anche sul prezzo dell'oro nero e di conseguenza dei carburanti".
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